Clemente De Caesaris il “Garibaldi d’Abruzzo”

Clemente De Caesaris il “Garibaldi d’Abruzzo”, patriota e poeta
di Pasquale Criniti

Clemente De Caesaris (Penne, 23 agosto 1810 – 28 novembre 1877) è stato un patriota e poeta italiano.
Appartenente ad una famiglia di patrioti e partigiani dell’unità italiana, fu tra i più attivi carbonari abruzzesi.
Studiò nel seminario di Penne e poi in quello di Chieti.

Prese parte attiva ai moti risorgimentali operando per diffondere gli ideali di libertà e di unità in favore dei piemontesi contro il potere borbonico guadagnandosi con le sue azioni il soprannome di “Garibaldi d’Abruzzo”.
Nel 1838 fu arrestato per la partecipazione alla rivolta di Penne del 1837.
Fu detenuto nelle carceri di Teramo, dove scrisse la sua prima poesia “Il prigioniero alla luna” e varie composizioni poetiche contro il regime borbonico.
Fu condannato all’esilio a Chieti dove rimase fino al 1840, quando si trasferì a Napoli dove pubblicò il volume di poesie “Pochi versi”, dedicato al padre e recensito dal critico letterario Raffaele D’Ortensio.
Partecipò a Napoli ai moti del 1848 per difendere la costituzione concessa da Ferdinando II e prese parte alla rivolta scoppiata il 15 maggio ed alle barricate di Largo Carità.

L’anno successivo fu arrestato e processato a Teramo per attacco alla Gendarmeria Reale, detenzione di armi e partecipazione ai moti rivoluzionari e fu condannato ad 8 anni di carcere, di cui uno trascorso a Teramo, cinque al Bagno di Pescara e gli altri nelle carceri di Foggia, Brindisi e Nisida.
In carcere scrisse tre raccolte di poesie “Agli amici ed ai compagni”, “Alla gioventù italiana”, “Sei Liriche”, e due epistole “Epistola al popolo” e “Le parole di un cittadino a Luciano Murat”, nella quale esprimeva il desiderio di conciliare l’ideale repubblicano con quello monarchico.
Nel 1859 fu confinato a Bovino, in provincia di Foggia, dove rimase fino al 1860 scrivendo “Inno al Piacere”, “Un confronto dall’esilio” e “Miei ricordi in Bovino”.
Nel 1860 tornò a Penne ed ottenne l’incarico di Prodittatore provvisorio dell’Abruzzo.

Nella villa Delfico a Montesilvano il 10 settembre 1860 partecipò alla famosa riunione con il conte Troiano De Filippis Delfico, Antonio Tripoti, Ariodante Mambelli ed il meglio dei patrioti abruzzesi per pianificare l’insurrezione antiborbonica che l’entrata di Garibaldi a Napoli senza colpo ferire rese non più necessaria.

Il 16 settembre 1860 riuscì a prendere la fortezza di Pescara corrompendo con l’oro i duemila soldati borbonici che la presidiavano favorendo così l’avanzata delle truppe piemontesi di Vittorio Emanuele II verso il Regno delle Due Sicilie.

Nel 1861, dopo l’unità d’ Italia fu eletto deputato nel primo Parlamento italiano ma si dimise poco dopo per dissensi con il governo.
Si dedicò quindi all’ attività di conciatore di pelli ed ideò un nuovo sistema di concia della pelle che brevettò.

Nel 1865 si trasferì a Londra dove fondò una società di cuoiami.
I deludenti risultati commerciali lo spinsero a tornare in Italia, prima al Nord ed infine a Penne nel 1867.
Da allora in poi le sue disastrate condizioni economiche peggiorarono ulteriormente, tanto che i suoi ultimi due anni di vita li trascorse in una stanza del convento del Carmine concessagli dal Comune, dove morì il 28 novembre 1877.

Nel 1952 Luigi Polacchi ha realizzato un busto in gesso di Clemente De Caesaris per la città di Penne, di cui una copia in bronzo è ospitata nella villa comunale di Penne ed una a Pescara Vecchia, in via delle Caserme, dove è stata inaugurata il 19 aprile 2012.
Sull’opera si leggono le toccanti parole della memorabile “Epistola al popolo”:

“I Re, i Signori, i ricchi si sono
divisi fra loro la terra,
inventando due tremende
parole, il mio e il tuo;
siepe di ferro fra te e i tuoi bisogni.
Nessuno ha diritto al superfluo
fino a che vi sarà un sol uomo
che manchi del necessario”

Nel 1961 Luigi Polacchi pubblicò un’edizione completa delle sue opere nel volume “Da Melchiorre Delfico a Clemente De Caesaris. Storia politica e letteraria del Risorgimento in Abruzzo, sulla base della Fortezza di Pescara, 1798-1860”.

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