REMO DI LEONARDO – traduzione del “Cantico dei cantici” in vernacolo abruzzese

Recensione

REMO DI LEONARDO – traduzione del “cantico dei cantici” in vernacolo abruzzese

di Marco Tabellione

Il “Cantico dei cantici” tradotto in dialetto abruzzese, nel tentativo di ricreare nel vernacolo e nello spirito etnico della nostra regione la profondità poetica di uno dei testi più celebri della Bibbia.

Lo ha realizzato Remo Di Leonardo, si intitola “Lu Cande cchiù bbelle” (Gruppo Editoriale L’Espresso “IL MIO LIBRO”) e si tratta appunto, come recita il sottotitolo, di una traduzione e adattamento testuale in vernacolo abruzzese del celebre passo biblico.

Remo Di Leonardo si è in un certo senso superato compiendo una fatica davvero degna di un grande erudito ed esperto di vernacolo. Ma la bravura di Di Leonardo si rivela soprattutto nella capacità di mantenere nel dialetto abruzzese la forza lirica e sentimentale del “Cantico dei cantici”. Come la versione in italiano posta a fianco dimostra, tutta la forza romantica di questo celebre canto si conserva tra le volute del dialetto, anzi acquista una sensibilità nuova. Anche perché, come giustamente ricorda nella prefazione Daniela D’Alimonte, poetessa a sua volta e ricercatrice nell’ambito del vernacolo abruzzese, non si tratta del dialetto generico dell’Abruzzo, ma di quello proprio di Pianella, luogo di origine di Di Leonardo. Dunque un’operazione complessa e sofisticata quella del poeta di Pianella, che gli permette di plasmare in una lingua particolarmente duttile, come è il vernacolo pianellese, il capolavoro biblico. Quest’ultimo dunque, e forse ciò era anche nelle aspettative del traduttore, ne viene fuori quasi potenziato, e comunque portato su livelli espressivi che magari l’italiano stenta ad avere. Nasce così un’opera dalla grande musicalità evocativa, una pura sinfonia di suoni vernacolari, che giungono a enfatizzare oltremodo la carica poetica ed espressiva del mitico componimento. Insomma una traduzione che dà vita ad un piccolo capolavoro di poesia e cultura dialettale, la quale da un lato consente una nuova lettura del celebre passo biblico, dall’altro rilancia ancora una volta le potenzialità espressive del vernacolo. E in ciò l’operazione di Di Leonardo acquista sicuramente un’importanza enorme, nella dura lotta di sopravvivenza della lingua dialettale come patrimonio culturale non solo abruzzese ma di un’intera nazione, in cui i dialetti rappresentano una realtà ancora incisiva e fondante. La storia del delicato e innocente amore cantato nel brano biblico ha trovato così un’ennesima e incisiva nuova rappresentazione.

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