Di Domizio: “Il tempo passa, le cattive abitudini restano”

Di Domizio: “il tempo passa, le cattive abitudini restano”

di Domenico Forcella

Intervistiamo Gianluca Di Domizio Presidente dell’Associazione Commercianti “Montesilvano Nel Cuore”, in merito ai controversi progetti presentati o previsti in centro a Montesilvano. Le maggiori preoccupazioni sono legate alla drastica riduzione dei posti auto disponibili in piazza Trisi e alla incerta cura e manutenzione degli spazi pubblici che nasceranno.

D. Lei, che rappresenta un nutrito gruppo di commercianti che operano nel centro della città, ha avuto modo di leggere il nostro approfondimento sui nuovi palazzi in piazza Trisi e piazza Muzii?

R. Ho letto l’articolo in prima pagina e le interviste, come, credo, la gran parte dei commercianti del centro.

D. Ne ha discusso pubblicamente? Se sì, quali considerazioni sono emerse?

R. Sì, anche se non abbiamo ancora convocato una riunione sul punto, in più di un’occasione abbiamo avuto modo di confrontarci, soprattutto con il direttivo dell’Associazione e le considerazioni sul tema sono state univoche: basta con nuovo cemento.

Purtroppo non abbiamo avuto modo di visionare direttamente i progetti e quello che sappiamo, lo abbiamo letto o ci è stato riferito dai consiglieri comunali. In base alle informazioni raccolte, il progetto che desta maggiore preoccupazione sembra essere il palazzo in piazza Trisi. Le spiego quali sono le criticità che sono emerse nelle discussioni e non posso non partire dai posti auto che si perderanno con il ridimensionamento del parcheggio, e la realizzazione di mini giardinetti che sembrerebbe più a servizio del condominio che delle necessità del quartiere centro.

Ogni nuova edificazione porta una richiesta crescente di parcheggi e anche se i condomini avranno il posto auto interrato, non si è pensato a tutto quel traffico fisiologico di persone che si muovono in macchina e gravitano attorno allo stabile (negozi, uffici ecc.). Da quel che ne sappiamo, non è previsto un parcheggio interrato in piazza Trisi e quindi tra i posti persi per il giardino e le crescenti necessità, verosimilmente si creerà un grande problema.

Una considerazione altrettanto importante che è emersa, e che ci preoccupa, riguarda la manutenzione del giardinetto che sostituirà parte del parcheggio: chi dovrà occuparsene? Quando le aiuole saranno piene di escrementi, cartacce e ogni sorta di rifiuti, che verrà a pulirle? Quando l’erba sarà alta più di un metro, chi la taglierà? Abbiamo visto quello che è successo in via Roma e non vogliamo che accada anche in piazza Trisi.

D. Quindi, se interpreto bene il suo pensiero, le preoccupazioni più grandi riguardano il decoro e la sosta, non l’edificio.

R. Maggiormente sì; ci tengo a dire che riporto il pensiero dei colleghi e quindi sono considerazioni che riguardano la generalità dei commercianti. E aggiungo che ci sono anche altri aspetti critici: mi riferisco alla prospettiva futura dell’intera area che perderà uno spazio importante per le manifestazioni estive e natalizie. Quando organizziamo gli eventi estivi, in piazza Trisi sono destinate le giostre e per inverno stiamo cercando di portare la pista di pattinaggio sul ghiaccio: come faremo in futuro? Il tratto centrale del corso non ha piazze e gli unici spazi di più ampio respiro sono collocati davanti alla stazione e nel parcheggio Trisi. Sinceramente ci aspettavamo un ampliamento della piazza anche nell’area privata non edificata, magari con un parcheggio sotterraneo a servizio del commercio, ma purtroppo siamo stati ingenui.

D. Ritiene che ci saranno proteste da parte dei commercianti?

R. Per il momento non credo perché solitamente le proteste arrivano quando il problema si crea, è sempre stato così. Quello che mi sento di aggiungere è che al di là delle proteste, la cosa grave è che a Montesilvano sembra esserci un Piano regolatore per i big del mattone e un piano regolatore per tutto il resto della popolazione. Molti commercianti si sono trovati nelle condizioni di investire nel proprio lavoro e hanno cercato di ampliare le strutture commerciali, magari di pochissimi metri quadrati, e si sono visti “bocciare” i progetti.

Un caso su tutti è rappresentato dal famoso portico di Costantini di fronte al Cormorano, luogo in cui è nata la nostra associazione nell’estate 2012. La storia è diventata quasi una barzelletta perché ogni qual volta qualcuno chiedeva il motivo per cui non avesse chiuso il portico, Costantini ricominciava con il racconto. Sono convinto di usare quasi le sue stesse parole; non ha potuto ampliare di un centimetro la struttura perché si superava la cubatura consentita in area studio. Addirittura in fase di progettazione aveva presentato la valutazione positiva dei suoi tecnici di parte, aveva ricevuto il parere positivo del tecnico comunale istruttore del progetto e del legale del Comune, ma nonostante la mole di pronunciamenti favorevoli, non gli è stato consentito di chiudere con due vetrine il porticato. Un paio di anni fa, e solo grazie al decreto sviluppo, ha potuto finalmente completare il negozio. Ci sono poi situazioni che coinvolgono altri colleghi ma preferisco non dilungarmi troppo. Siamo al paradosso che in aree con la stessa destinazione urbanistica si decuplicano cubature o in alcuni casi si creano dal niente, mentre in altri non è possibile modificare di un centimetro l’esistente: oltre il danno la beffa!

Mi verrebbe quasi da dire: il tempo passa, le cattive abitudini restano.

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