Domare il fuoco della rabbia.

 

 

di Serena Fugazzi

La rabbia è un’emozione importante e potente, ma talvolta può trasformarsi in un incendio dagli effetti devastanti.

 

Quante volte ci sentiamo arrabbiati con noi stessi o con gli altri? Spesso questa rabbia può sfuggire al nostro controllo, trasformandosi in un incendio indomabile. E dopo aver spento il fuoco, dobbiamo fare i conti con ciò che resta… tristezza, dolore, senso di colpa, frustrazione e talvolta relazioni danneggiate dalle parole o dagli atti commessi mentre eravamo posseduti dalla rabbia.

 

In questo articolo voglio parlare dell’emozione della rabbia e in particolare suggerire un’utile strategia per iniziare ad affrontarla in modo più efficace.

 

Emozioni primarie

La rabbia fa parte delle sei emozioni primarie e universali degli esseri umani

(rabbia, tristezza, gioia, sorpresa, paura, disgusto). Siamo nati con la predisposizione biologica a queste emozioni che hanno una funzione essenziale per la sopravvivenza e sono collegate a processi neuronali e fisiologici specifici (come, ad esempio, rapida frequenza cardiaca, dilatazione delle pupille, specifica secrezione ormonale, contrazione e rilassamento muscoli, ecc.).

 

La rabbia come emozione adattiva

E’ importante ricordare che tutte le emozioni hanno una funzione adattativa. Nel caso specifico della rabbia, essa nasce dalla primordiale reazione-azione di attacco e fuga .

La rabbia ci permette di combattere o difenderci quando ci sentiamo attaccati. Una certa quantità di rabbia è quindi necessaria per la nostra sopravvivenza poiché ci spinge all’azione.

 

La rabbia come emozione distruttiva

Il problema sorge quando l’espressione delle nostre emozioni risulta inadeguata sia in difetto che in eccesso.

Per esempio, se esprimiamo poco la rabbia, non significa che non la proviamo, ma che probabilmente la tratteniamo, la teniamo dentro, le impediamo di sfogarsi, e allora possiamo parlare di ritenzione della rabbia.

La rabbia repressa continua però ad agire dentro di noi come fosse un liquido corrosivo.

 

Anche l’eccessiva espressione della rabbia può risultare poco funzionale. Quando la rabbia diventa incontrollata ci sentiamo in balìa di questa emozione imprevedibile e potente che può trasformarsi in un incendio travolgente.

Con l’aggravante che se reagiamo con rabbia, inevitabilmente gli altri ci risponderanno con altra rabbia. Così il rischio è quello di innescare un infinito vortice di emozioni, azioni e relazioni negative.

 

Imparare a gestire la propria rabbia non equivale a sentirsi bloccati, ma piuttosto ad avere la capacità di scegliere (se agirla oppure no). Viceversa, chi non riesce a gestirla, non è in fondo poi così tanto libero!

 

Un modo estremamente utile per iniziare ad imparare a gestire la rabbia, per domare le fiamme e anzi sfruttarne il calore e l’energia, è scrivere le cosiddette lettere di rabbia:

 

Ogni giorno ritagliati uno spazio per scrivere e buttare fuori tutta la rabbia.

Prendi carta e penna, e scrivi ogni giorno una lettera, puoi scrivere verso i tuoi genitori, il partner, gli amici, il tuo datore di lavoro o anche verso te stesso.

Comincia col suo nome: “Caro… Cara…” e butta giù tutto quello che senti, tutto quello che provi, tutto quello che devi imparare a dire. Sfoga, fa’ uscire la pressione.

Le lettere vanno scritte di getto, senza preoccuparsi della forma o di quanta ‘cattiveria’ c’è dentro, anzi più ce n’è, meglio è!

Scrivi tutto quello che avresti sempre voluto dire ma non hai avuto il coraggio di dire, tutto quello che avresti voluto ricevere e non hai mai ricevuto.

Firma e non rileggere ciò che hai scritto.

 

Questo esercizio, che si ispira agli scritti del filosofo Emil Cioran, permette di abbassare il livello della rabbia e in conseguenza di gestire meglio le situazioni ad alto contenuto emozionale.