Dacia Maraini all’Alessandrini

 

di Maria Letizia Santomo

 

“Big Brother is watching you”, così si intitolava il dibattito sui pericoli del totalitarismo della rete che gli studenti dell’ IIS Alessandrini hanno avuto modo di affrontare martedì nove maggio, nell’aula magna del loro istituto, al cospetto di una delle intellettuali più importanti del nostro tempo: la scrittrice Dacia Maraini.
All’incontro erano presenti anche i docenti che hanno accompagnato i ragazzi nel lavoro di preparazione all’incontro, il preside della scuola, Andrea Bollini e il presidente della Provincia, Antonio Di Marco.
Gli studenti delle classi IV e V A dell’indirizzo “Amministrazione Finanza e Marketing” e V A dell’indirizzo “Sistemi Informatici Aziendali”, guidati dal professor Baldassarre e dalla professoressa Sbrolli, hanno condotto durante tutto l’anno scolastico un percorso di analisi di dati riguardanti la sempre maggior invadenza della rete, della tecnologia e dell’automazione nelle nostre vite e da essi hanno tratto conclusioni inquietanti che dipingono un quadro a tinte fosche soprattutto per ciò che concerne privacy, controllo dei nostri dati sensibili e il pericolo che i nuovi modelli di business di aziende che controllano app e social network, basati in gran parte sul lavoro di creazione e condivisione dei contenuti effettuato degli utenti stessi, possano sottrarre lavoro, e dunque dignità, all’essere umano.
La cosiddetta “sharing economy” si sta pericolosamente innestando su quella che passerà alla storia come terza rivoluzione industriale, avvertono gli studenti, mostrando statistiche che sottolineano come aziende del calibro di Whatsapp o Snapchat abbiano, a fronte di un numero altissimo di contenuti condivisi, utenti registrati e fatturati da capogiro, un numero esiguo di dipendenti. Una rivoluzione industriale che quindi rischia di esitare in una pesante riduzione del numero di lavoratori. A questo rischio si accompagna anche il pericolo di una raccolta “a tappeto” dei nostri dati e interessi personali che permetteranno, e in parte stanno già permettendo, alle aziende di profilarci in modo sempre più preciso.
“Una Repubblica di cristallo per un uomo di cristallo”, un carcere panopticon con le multinazionali poste al centro di esso in una posizione di controllo estremo della collettività e il subdolo orientamento dell’opinione pubblica, questo temono gli studenti che hanno anche azzardato paragoni con gli organi di controllo della Germania nazista.
Fin qui i ragazzi, ma dopo la loro esposizione e dopo averli ascoltati con attenzione e aver preso appunti, è intervenuta Dacia Maraini che, mettendo in luce un punto di vista a mio avviso modernissimo e moderato, ha riportato un po’ di serenità affermando che la situazione è secondo lei molto meno grave di come viene dipinta. La scrittrice ha voluto sottolineare anche le grandi opportunità di libertà e democrazia che derivano dalla possibilità di informarsi ed esprimersi che ognuno di noi ha oggi grazie alla rete e ai social network. La primavera araba, ha ricordato l’autrice, nasce non a caso proprio online e quindi la definizione “totalitarismo della rete” risulta impropria. I veri totalitarismi sono ben altri e se la situazione fosse realmente come quella che è stata descritta, secondo la scrittrice, anche l’incontro al quale stavamo partecipando e l’esposizione e il confronto sugli argomenti trattati non sarebbero stati possibili. Rimangono comunque ampi spazi di libertà che ognuno deve imparare a gestire nel modo più corretto. E il modo più corretto inizia, a detta della Maraini, proprio dal non farsi spaventare eccessivamente da questi dati altrimenti si rischia di pensare che ormai i giochi siano fatti, che tutto ciò è ineluttabile e si va incontro all’eventualità di rinunciare a lottare per affermare la propria voce. Questo, in sintesi, il pensiero della Maraini che ha anche più volte citato la Russia di Putin e la Turchia di Erdogan come esempi di veri casi di mancanza di libertà.
Anche la raccolta e il trattamento dei dati personali non sono necessariamente sinonimo di limitazione della privacy o di mancanza di libertà, dal momento che veniamo resi consapevoli del fatto che quei dati verranno raccolti e trattati, pensa la scrittrice.
“Poi è ovvio che tutte le democrazie e le libertà hanno dei limiti, anche questa ce l’ha e questo è uno dei limiti, ma che possiamo fare, limitare la libertà?” ha affermato la Maraini, dietro mia sollecitazione, commentando la piaga delle fake news e delle bufale che diffondono informazioni false e fomentano odio e frustrazione negli utenti che purtroppo non hanno gli strumenti sufficienti a riconoscerle.
Infine, rispondendo alla domanda di una studentessa che chiedeva che ruolo dovrebbe avere l’intellettuale in questo scenario, la Maraini ha, con un’affascinante similitudine, paragonato l’intellettuale a un palombaro che, avendo gli strumenti intellettuali più adeguati, si immerge nell’oscurità dell’inconscio collettivo e ne riemerge portando a galla quegli elementi che altrimenti sarebbero rimasti latenti laggiù in profondità.