Sasà ex-camorrista ora attore e scrittore

di Pasquale Criniti

L’ attore Salvatore Striano, più conosciuto come Sasà, nasce a Napoli il 9 settembre 1972.

Ha scritto in collaborazione con Guido Lombardi il romanzo “Teste Matte” edito da Chiarelettere nel settembre 2015.

Il libro autobiografico racconta in forma  romanzata una storia ambientata nei quartieri spagnoli al centro di Napoli che alla fine del secolo scorso era il paradiso della criminalità napoletana.

La storia inizia quando Sasà e Totò, suo cugino, sono ancora bambini  costretti a diventare grandi prima del tempo e la cui crescita è dettata e scandita dal crimine.

I due cugini diventati abili ladruncoli crescono tra piccoli furti, contrabbando di sigarette, prostitute, soldati americani, e trovano presto un protettore, ‘o Barone, il ladro più abile del quartiere.

L’ incontro con due personaggi della criminalità partenopea cambia la vita di Sasà non ancora maggiorenne: il trafficante di cocaina soprannominato Rummenigge e il malvivente dallo spirito rivoluzionario soprannominato Cheguevara.

Il trio combatte contro il boss dei Quartieri spagnoli, ‘o Profeta, dando vita alla prima vera scissione nella storia della camorra napoletana.

Questa guerra segna la nascita delle “teste matte”: un gruppo di ragazzi così pazzi da sfidare e combattere la camorra con le sue stesse armi.

La giustizia fa pagare i propri conti a Sasà con tre anni di detenzione in carcere in Spagna e cinque anni in Italia.

Durante il periodo di reclusione nel carcere di Rebibbia Sasà frequenta corsi di recitazione, appassionandosi al teatro, soprattutto shakespeariano.

Esce dal carcere grazie all’indulto nel 2006 ed inizia il proprio percorso di riscatto non ritornando subito a Napoli, ma decidendo di ricominciare la sua vita in Abruzzo a Montesilvano.

«Non volevo tornare a Napoli, dove avevo combinato solo guai. Sono venuto in Abruzzo, una regione dove i fenomeni di criminalità organizzata erano quasi inesistenti. Il luogo giusto dove ricominciare a vivere. A Montesilvano viveva mio suocero, fratello di un collaboratore di giustizia molto noto, che per ragioni di opportunità era venuto a vivere in Abruzzo. A Montesilvano sono stato “adottato” da Antonio Belmonte, il proprietario del bar Time Out che mi ha dato l’opportunità di ricominciare».

Proprio mentre lavora a Montesilvano il regista Matteo Garrone, che sta preparando il film “Gomorra” tratto dal bestseller di Roberto Saviano, lo contatta telefonicamente per chiedergli di partecipare al film come attore.

Da quel momento la vita di Sasà cambia decisamente direzione.

Dopo alcuni anni ritorna a Rebibbia non più come detenuto ma in veste di attore protagonista e vi interpreta il ruolo di Bruto nel film dei fratelli Taviani “Cesare deve morire”, un cine-documentario che racconta in flashback i sei mesi necessari ad alcuni detenuti del carcere di Rebibbia per mettere in scena il dramma “Giulio Cesare” di Shakespeare nel teatro del penitenziario.

La pellicola, prodotta, sceneggiata e diretta da Paolo e Vittorio Taviani, trionfa al Festival del cinema di Berlino 2012 ottenendo l’ Orso d’Oro.

Nel 2013 Sasà interpreta il ruolo di Vincenzo De Marchi in “Il clan dei camorristi”, fiction di Canale 5 diretta da Alexis Sweet.

Il 17 ottobre 2013 interviene al programma di approfondimento politico “Servizio pubblico” di Michele Santoro per portare la sua testimonianza sull’emergenza delle carceri italiane, sulla rieducazione all’interno di esse e sul tema dell’indulto.

Nel 2014 torna in tv con “L’oro di Scampia” diretto da Marco Pontecorvo con Beppe Fiorello e al cinema con “Take five” di Guido Lombardi e “I milionari”, film di Alessandro Piva ispirato alla vita del boss della camorra Paolo Di Lauro e tratto dall’omonimo libro di Luigi Alberto Cannavale e Giacomo Gensini.